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Meningite, si lotta per lo stop
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Pubblicata in data 17/2/2007
"Stiamo lavorando con buone probabilità di successo per eliminare la meningite dalla faccia della Terra. Si può fare", parola di Rino Rappuoli, responsabile della ricerca sui vaccini della Novartis e tra le massime autorità sui vaccini a livello internazionale. E' un uomo di poche parole e molto concreto, che guarda innanzitutto ai risultati. E di dati positivi ce ne sono tanti, sul vaccino anti-meningite così come sul vaccino che permetterà di contrastare un'eventuale pandemia di influenza.
Tutte e due queste linee di ricerca sono nate a Siena, nel centro fondato nel 1904 da Achille Sclavo, poi Biocine, quindi Chiron e adesso Novartis Vaccines, unico produttore di vaccini in Italia. Un'unica struttura dedicata a tutte le fasi che vanno dalla ricerca di base allo sviluppo, fino alla produzione. Attorno alla residenza di campagna dove Achille Sclavo aveva cominciato a studiare il carbonchio adesso ci sono edifici bassi e moderni, non più di due piani, le finestre che si affacciano su distese di ulivi.
All'interno laboratori all'avanguardia. Quella che un tempo era la casa del custode ospita ora una biblioteca collegata in rete con tutto il mondo e un centro di bioinformatica, dove computer sofisticati leggono e decifrano il materiale genetico di virus e batteri. "Il progetto sul vaccino anti-meningite è partito alla fine degli anni '80 e adesso abbiamo tre vaccini in sperimentazione'', racconta Rappuoli. Un vaccino in fase 3 è il tetravalente, attivo cioé contro quattro (A, C, Y, W) dei cinque ceppi responsabili della malattia (i quattro precedenti, più il B); un vaccino in fase 2 e due vaccini già disponibili contro i ceppi C e B della Nuova Zelanda.
"Il vaccino funziona nei neonati e negli adulti - spiega - e sarà l'unico vaccino anti-meningite attivo in una vasta gamma di età". Per combattere la meningite del tipo B è stata seguita una via diversa, che circa 10 fa ha portato alla collaborazione tra il Centro di Siena e uno dei padri dell'analisi del genoma umano, l'americano Craig Venter. Da qui è nato un approccio completamente nuovo, chiamato "reverse vaccinology", o vaccinazione a ritroso, che consiste nel partire dall'analisi completa del patrimonio genetico del microrganismo. "E' stata la prima volta nella storia dei vaccini - dice Rappuoli - nella quale non si è partiti dall'analisi del microrganismo, ma dalle informazioni contenute in un computer". Adesso il vaccino contro la meningite del tipo B è nella fase 2 della sperimentazione in Gran Bretagna. La fase 3 è prevista tra fine anno e inizio del 2008, anche in Italia. Se tutto andrà bene potrà essere disponibile per il 2011. Più brevi, invece, i tempi per il quadrivalente, perché si prevede che la domanda per la registrazione possa essere presentata entro un anno agli enti per il controllo sui farmaci di Stati Uniti (FDA) ed Europa (EMEA).
Nel giro di pochi anni, afferma Rappuoli, "potremo avere a disposizione i vaccini contro tutte le forme di meningite. Sarà un capitolo importante nella storia della medicina perché, se vaccineremo a livello globale, avremo una malattia devastante in meno sulla Terra". Con lo stesso ottimismo Rappuoli guarda alla possibilità di contrastare un'eventuale pandemia di influenza. "Siamo stati i primi a preoccuparci della pandemia e abbiamo cominciato a lavorare da quando sono comparsi i primi casi di influenza aviaria nell'uomo a Hong Kong". Venne preparato un vaccino basato sul ceppo del virus H5N1 responsabile di quei casi e si penso di potenziarlo con un adiuvante chiamato MF59, messo a punto a Siena e registrato fra il 1999 e il 2000. "Dimostrammo che senza l'adiuvante il vaccino non funzionava, mentre funzionava con l'MF59, e pubblicammo i dati nel 2001". Un lavoro che però "venne dimenticato" quando esplosero i nuovi casi di aviaria nel 2003. Senza tenere conto del lavoro fatto a Siena vennero infatti ripetute tutte le prove. "Oggi tutti sono convinti che serva un adiuvante", dice Rappuoli. La domanda di registrazione del vaccino basato sul virus del 1997 e arricchito dall'adiuvante è stata presentata un anno fa all'EMEA in quanto quel vaccino si è dimostrato efficace anche contro i ceppi del virus responsabili delle infezioni che si sono verificate dopo il 1997. ( i precedenti servizi sui centri di ricerca sono stati trasmessi il 12,19,26 gennaio; il 2 e 9 febbraio 2007).
VINTA COSI' LA MENINGITE IN NUOVA ZELANDA
Cinque anni di lavoro intenso, "una marcia forzata" che alla fine ha permesso di ottenere un grande risultato di sanità pubblica: la sconfitta dell'epidemia di meningite B che dal 1990 fino a due anni fa ha messo in ginocchio la Nuova Zelanda,con picchi fino a 600 casi l'anno, vale a dire almeno 40-50 volte più alti all'incidenza registrata in Italia. Una storia della quale è protagonista uno dei centri di eccellenza italiani e uno dei punti di riferimento internazionali della ricerca sui vaccini, il centro Novartis Vaccines and Diagnostics di Siena, guidato da Rino Rappuoli.
La ricerca ( che viene approfondita su www.ansa.it/salute) è cominciata nel 2001, nel 2002 sono partite le prove cliniche e nel 2004 erano già state ottenute le prove della sicurezza del vaccino. Oggi si calcola che circa un milione di giovani neozelandesi al di sotto dei 20 anni è stato vaccinato contro la meningite B e quasi 3,5 milioni di dosi del vaccino, prodotte a Siena, sono state inviate in Nuova Zelanda. (Ansa)
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